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sabato 20 ottobre 2018

Il Dr. Andrew Wakefield risponde alle falsità diffuse sul web nei suoi confronti.

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Dr. Andrew Wakefield


Al Dr. Andrew Wakefield accuse di frode, conflitto di interessi, e cattiva condotta medica vengono sistematicamente divulgate contro di lui ogni volta che si affronta l’argomento autismo e vaccinazione MPR.



Dal momento della pubblicazione dello studio sulla rivista scientifica The Lancet, che suggeriva la possibilità di una correlazione tra una nuova forma di malattia infiammatoria intestinale, l’autismo, e il vaccino trivalente MPR [morbillo, parotite, rosolia], uno dei co-autori del studio, il Dottor Andrew Wakefield è stato oggetto di grande controversia e reiterata diffamazione.

Nell’intervista diffusa a giugno 2016, dagli stessi produttori del film VAXXED, il Dr. Andrew Wakefield affronta con estrema professionalità, e saggezza scientifica, tutte le accuse di frode, conflitto di interessi, e cattiva condotta medica che sono sistematicamente divulgate contro di lui ogni volta che si affronta l’argomento autismo e vaccinazione MPR.
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mercoledì 10 ottobre 2018

Roberto Burioni: balle Faziose e teorie razionali.

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Di Paolo Bellavite (Scienziato)

Se le vaccinazioni non sono sufficientemente frequenti tra la popolazione, i virus possono circolare
(R. Burioni a “che tempo che fa” (RAI1) 7 ottobre 2018)

Se tutti sono vaccinati, i virus e i batteri non riescono a circolare
(R. Burioni a “Blog Mamma” 12 dicembre 2016)

Se la grande maggioranza della popolazione in cui vive un immunodepresso è vaccinata, i virus non circolano e lui è protetto
(P.L. Lopalco, Donna Moderna-news - 23 agosto 2018)

Questo post prende spunto dalla recente intervista di Burioni a Fazio, che comunque – come si vede dalle altre citazioni - è uno dei “cavalli di battaglia” delle campagne pro-vax, particolarmente attive nei periodi in cui si prospettano decisioni legislative. 

Le argomentazioni di Burioni e Lopalco, apparentemente accattivanti e con sicuro effetto sul pubblico e forse anche su alcuni medici, non hanno basi di evidenza scientifica. 
Sono delle autentiche opinioni personali e nascondono i problemi reali
Si potrebbero definire, nella migliore delle ipotesi, delle errate teorie epidemiologiche o, quando diffuse solo allo scopo di orientare l’opinione pubblica e i politici verso la sopportazione della vaccinazione coatta, delle fakes di natura prettamente faziosa e stumentale.

Il punto della “circolazione dei virus” va chiarito definitivamente per i cittadini e pure per i legislatori che stanno pensando di riformare la 119/2017 del trio Lorenzin-Guerra-Ricciardi. E’ abbastanza facile dimostrare come le affermazioni sopra riportate di Burioni e Lopalco siano dei puri “auspici”, senza alcun fondamento scientifico, né prova. DI FATTO, il morbillo continua a circolare anche in popolazioni altamente vaccinate e, per quanto riguarda l’Italia, i casi non correlano affetto con le diverse coperture nelle diverse Regioni o nei diversi anni. 

Di più: come facilmente prevedibile e previsto da chi scrive (tanto che lo aveva illustrato nella memoria alla Corte Costituzionale) il morbillo non segue le previsioni della Lorenzin e si diffonde in Regioni e Paesi europei in modo imprevisto. Ogni pseudo-previsione di valutazione epidemiologica “a tre anni” - come quella inserita alla fin fine nella legge 119/2017 al solo scopo di tranquillizzare gli ignari senatori esitanti - è semplicemente assurda.

Che molte vaccinazioni siano “utili” ed alcune proprio “necessarie” per ridurre il rischio di infezione individuale, non v’è dubbio, anche se il rapporto beneficio/rischio (rischio che non è nullo) deve essere sempre ben ponderato, sia per il soggetto da vaccinare sia per la popolazione nel suo insieme. Il punto da chiarire qui è un altro: se è vero o no che con la copertura a “tappeto” - che si dice di poter ottenere mediante vaccinazione obbligatoria, come prescritto dalla legge 119 – si otterrà l’obiettivo di bloccare la circolazione dei microbi. Se Burioni e Lopalco hanno ragione, o no.

Per brevità tralasceremo la questione della differenziazione tra virus e batteri (nominati pure dal famoso virologo) e tra diversi tipi di microbi, che comunque è importante per il rispetto dei requisiti dell’articolo 32 della Costituzione. Vi sono, infatti, molti batteri (come il Clostridium tetani, gli Haemophilus non-B, la Bordetella pertussis, i Meningococchi e il Corinebacterium diphteriae) la cui “circolazione” non è bloccata e spesso neppure influenzata dalla vaccinazione. In taluni casi si può persino ipotizzare che la vaccinazione universale faccia un danno alla società, favorendo a) l’emergere di ceppi resistenti, b) la trasmissione di microbi da parte dei vaccinati, come portatori asintomatici.
Concentriamoci pure sul caso “peggiore”, vale a dire il famoso morbillo, per il quale sarebbe stata decisa (ed ARBITRARIAMENTE estesa agli altri vaccini, stranamente senza che la Corte Costituzionale abbia fatto una piega) la famosa soglia del 95%.

Perché l’utopia di cancellare il morbillo con la vaccinazione è una balla (e pericolosa, come tutte le balle che hanno a che fare con la salute pubblica)? In altre parole: perché col morbillo non si è ancora arrivati alla immunità di gregge? La risposta è abbastanza semplice, anche se l’argomento ovviamente è complicato. Il motivo sta in tre fattori:

a) Le coperture
b) La contagiosità del virus
c) L’imperfezione del vaccino

Sarebbe da ignoranti negare l’importanza delle coperture vaccinali, per cui essa va al primo punto. Più alta è la copertura vaccinale, meno casi si verificano, questo è ovvio nella funzione dei vaccini. Quindi chi si vaccina ha meno probabilità di prendere il morbillo (ci mancherebbe altro!). Ad esempio, nell’ultima “epidemietta” di morbillo del 2017, considerando la fascia di età tra 1 e 39 anni (quella in cui si sono verificati più casi, in quanto gli “anziani” sono protetti dalla immunità conseguita col morbillo), la malattia ha colpito circa 600 persone tra i vaccinati (incidenza del 5 %) e circa 3000 tra i non vaccinati (incidenza del 24 %). Ciò non significa, però, che da questo concetto elementare si possa estrapolare l’altro, cioè che la circolazione del virus sarebbe arrestata da una cpertura del 95%! Infatti: il vaccino non è efficiente al 100%, b) è letteralmente impossibile vaccinare tutti i bambini e tutti gli adulti di una popolazione.

Infatti, la semplicistica e propagandistica visione di Burioni e Lopalco si infrange contro gli altri due punti menzionati.

E’ ben noto che la soglia critica dell’immunità di gregge (quella soglia oltre la quale il virus “non circola”) dipende dalla contagiosità del virus, indicata in breve dal parametro R0. R0 rappresenta il numero medio di casi secondari prodotti da un’infezione primaria in una popolazione interamente suscettibile. Per il morbillo, R0 è stato stimato attorno al 20, da cui si calcola che la soglia critica del “gregge” risulterebbe pari al 95% della popolazione esposta. Secondo altri autori, che hanno stimato l’epidemiologia del morbillo in popolazioni altamente vaccinate, R0 potrebbe essere stimata tra il 23 e il 40 (van, B. M., et al. 2010) e la soglia critica necessaria per raggiungere la immunità di gregge sarebbe attorno al 97%. In questa situazione, è facile calcolare che, se il vaccino ha un’efficienza inferiore al 95%, la percentuale di copertura necessaria per raggiungere l’immunità di gregge è superiore al 100%. Con un’efficienza del 90% (stimata ottimisticamente!) e un R0 di 20, la percentuale di popolazione (totale) da vaccinare è del 107%, cosa palesemente assurda, impossibile.

Inoltre, uno dei motivi dell’insufficienza di alte percentuali di copertura nel bloccare totalmente l’infezione del morbillo è il fatto che il valore R0, stimato inizialmente, si riferiva alla popolazione di soggetti di età pediatrica, praticamente gli unici colpiti in era pre-vaccinale, e alla previsione di una immunità permanente come quella naturale. Essendo colpiti i bambini, si prevedeva che vaccinando tutti i bambini la malattia si sarebbe estinta. Tale previsione, a distanza di 30 anni si è rivelata infondata, non solo in Italia ma in tutti i Paesi del mondo. L’età di comparsa del morbillo è spostata verso l’età adulta e almeno il 10% dei casi di morbillo interessa soggetti vaccinati da bambini. Vi sono già dati che indicano come il vaccino attuale non offre una completa garanzia di protezione (Holzmann, et al.. 2016). Una recente rassegna (Kulkarni, R. D., et al. 2017) sottolinea come i ceppi di virus più recenti mostrano epitopi che non sono condivisi dai ceppi del vaccino e che in tutta Europa e in altri paesi sviluppati che il morbillo si presenta sotto forma di focolai, riscontrabili anche in comunità e individui ben vaccinati. Uno studio concepito per studiare i casi di fallimento del vaccino anti-morbilloso in Russia ha rivelato che, nonostante livelli elevati di IgG e l’alta avidità degli anticorpi, l’effetto neutralizzante era scarso (Atrasheuskaya, A. V.,et al.. 2008).

Insistere solo su un leggero aumento delle coperture vaccinali nell’età pediatrica, ottenuto mediante l’obbligo, è una visione semplicistica e destinata all’insuccesso. Dando per scontato che le “racomandazioni” alla vaccinazione sono sempre auspicabili (tanto è vero che il Veneto – dove vigeva la libertà vaccinale informata - ha recuperato le normali coperture dopo un calo di due-tre anni, già alla fine del 2016, ben prima della legge Lorenzin), si dovrebbero rivedere le strategie di contenimento dell’infezione, predisponendo interventi adeguati che non siano sempre e solo “vacciniamo tutti e di più”. Per raggiungere tale auspicabile obiettivo sarebbe necessario: a) cercare di ottenere vaccini più efficaci e meno pericolosi, b) identificare altri fattori di infettività che influiscano sul valore R0, c) implementare il programmi di vaccinazione con successivi richiami, in modo da evitare il decadimento dello stato immunitario della popolazione, d) produrre vaccini virali monocomponenti che sono certo meno pericolosi di quelli tetracomponenti. Tuttavia, un simile drastico programma vaccinale avrebbe probabilità di successo solo se fosse attuato come minimo all’interno dell’area europea, o accompagnato da rigidi controlli sanitari alle frontiere italiane. Ecco perché, anziché imporre rigide misure per cercare di arrivare al fatidico stato “morbillo-free”, secondo un’altra prospettiva sarebbe più indicato “contenere” la malattia in dimensioni accettabili impiegando risorse proporzionali al reale pericolo.

A questo proposito sono da fare due notazioni importanti: la prima è confortante: il morbillo si è contenuto “da solo”, ben prima dell’introduzione dei vaccini. Questo andamento è evidentissimo per quanto riguarda la mortalità (in Italia si è passati da 5000 morti per anno a 5 nel corso del XX secolo) ma anche per quanto riguarda la semplice incidenza della malattia (Pezzotti, P., et al.2018). I casi di morbillo, già prima dell’adozione del MPR erano scesi da 300 a circa 60 casi per 100.000 abitanti/anno, riducendosi soprattutto la componente endemica. Lo stesso lavoro appena citato, prodotto da un team dell’Istituto Superiore di Sanità, effettua una estrapolazione per i prossimi anni, dimostrando che senza il vaccino si verificherebbero circa 30 casi di morbillo ogni 100.000 abitanti, una prospettiva quindi tutt’altro che disastrosa.

Alla luce di questo tipo di andamenti, è molto probabile che la epidemiologia del morbillo sia da riconsiderare, inserendo nei modelli la possibilità che la popolazione abbia sviluppato col tempo una sorta di immunità di gruppo, forse anche mediante meccanismi transgenerazionali di tipo epigenetico (l'epigenetica studia i meccanismi che determinano e / o perpetuano funzioni genomiche senza cambiamenti nella sequenza del DNA(Goldberg, A. D., et al.. 2007)). In altre parole, prende sempre più valore l’ipotesi che l’immunità da malattie infettive si possa trasmettere verticalmente tra generazioni. Recentemente, è stato dimostrato che le modificazioni epigenetiche regolano l'espressione dei geni chiave del sistema immunitario, sia per le risposte immunitarie innate che per quelle adattive (Obata, Y., et al. 2018). Molti stimoli infettivi, tra cui cellule batteriche o fungine e i loro componenti (LPS, β-glucano, chitina), nonché virus o addirittura parassiti sono considerati potenti induttori della memoria immunitaria innata. Inoltre, il ruolo dei nutrienti alimentari e del microbiota intestinale nell'influenzare la funzione immunitaria è ormai consolidato(Pickard, J. M., et al. 2017), suggerendo che cambiamenti generali dello stile di vita della popolazione abbiano concorso alla favorevole tendenza in diminuzione.

L’altra notazione importante da considerare è che la “circolazione” di un virus non deve essere vista solo per le sue connotazioni negative (produrre la malattia). Infatti, se un virus continua a circolare nella popolazione, ciò serve a mantenere attiva la memoria immunitaria di coloro che sono immunizzati (sia per malattia naturale sia per vaccino), perché ogni contatto rappresenta un potenziale richiamo. Soprattutto i vaccinati hanno un vantaggio dall’incontro col virus “selvaggio”: infatti, la protezione data dal vccino è più scarsa di quella naturale, anche perché la via di introduzione è diversa (iniettiva invece che repiratoria). Quindi il vaccinato, venendo a contatto con il virus per via respiratoria e montando una risposta immunitaria, attiverà anche le risposte locali del sistema repiratorio stesso. Questa strategia (lasciare libera la gente se vaccinarsi o meno, quindi accettare una circolazione basale del virus e vaccinare eventualmente solo coloro che non si sono immunizzati entro una certa età) è stata proposta già per la varicella (Donzelli, A. & Demicheli, V. 2018). Il razionale di questa proposta sta nel fatto che la varicella contratta da adulti o anziani è 100 volte più grave di quella contratta da bambini e che la eventuale scomparsa della varicella per “merito” dei vaccini, associata alla scarsa durata del vaccino stesso porterebbe ad un progressivo innalzamento dell’età di comparsa, salvo continue ri-vaccinazioni (a loro volta fonte di rischio non trascurabile). La presenza invece di una certa quantità di bambini che si ammalassero di varicella garantirebbe loro immunità perenne e agli altri (compresi i vaccinati) un serbatoio di virus che renderebbero perenne la immunità del singolo e del gruppo, senza necessità di rivaccinazioni. Tale strategia potrebbe implicare di vaccinare solo i soggetti che arrivassero all’età fertile senza essersi immunizzati (per evitare il rischio di contagio del feto, cosa che si faceva regolarmente per la rosolia), con un notevole risparmio anche in termini di costi per la sanità pubblica. Non è questo il luogo di discutere se tale strategia sia valida anche per il morbillo, che presenta problemi clinici diversi, ma certo non è più accettabile, nemmeno per questa malattia, una visione miope e irrealistica che mira esclusivamente all’aumento di coperture con ogni mezzo.

In futuro sarà comunque necessario superare una visione troppo limitata alla vaccinazione universale della fascia pediatrica ed implementare altri interventi quali, ad esempio: a) predisporre piani per le vaccinazioni “ad anello” al fine di interrompere quanto prima eventuali focolai, b) vaccinare gli operatori sanitari, che sono una delle categorie più colpite dal virus e quindi anche più implicate nella sua trasmissione, c) raccogliere maggiori dati sullo stato immunitario effettivo della popolazione, nelle varie fasce di età, per sapere quanti sono e come sono distribuiti i soggetti suscettibili, d) migliorare i test immunologici che attualmente si basano solo sulla sierologia e non sulla effettiva capacità di difesa antivirale del sistema immunitario, e) identificare e potenziare i mezzi “aggiuntivi” al vaccino per evitare il contagio o per ridurre la gravità clinica dell’infezione, f) aumentare il livello di conoscenza dei primi sintomi nella popolazione e tra gli insegnanti di scuola (in modo da segnalare i casi precocemente), g) raccomandare nei periodi epidemici un maggior uso di vitamina A.

Si spera che già dalle prossime decisioni legislative sia abolito l’inutile e controproducente obbligo pediatrico e relative sanzioni, consentendo un approccio alla sanità pubblica e alla profilassi vaccinale basato (veramente) sulla scienza e non sulle bufale televisive.

Voci bibliografiche citate

Atrasheuskaya, A. V., Kulak, M. V., Neverov, A. A., Rubin, S., & Ignatyev, G. M. 2008. Measles cases in highly vaccinated population of Novosibirsk, Russia, 2000-2005. Vaccine, 26(17): 2111-2118.
Donzelli, A. & Demicheli, V. 2018. [Varicella vaccination: scientific reasons for a different strategic approach]. Epidemiol.Prev., 42(1): 65-70.
Goldberg, A. D., Allis, C. D., & Bernstein, E. 2007. Epigenetics: a landscape takes shape. Cell, 128(4): 635-638.
Holzmann, H., Hengel, H., Tenbusch, M., & Doerr, H. W. 2016. Eradication of measles: remaining challenges. Med Microbiol.Immunol., 205(3): 201-208.
Kulkarni, R. D., Ajantha, G. S., Kiran, A. R., & Pravinchandra, K. R. 2017. Global eradication of measles: Are we poised? Indian J Med Microbiol., 35(1): 10-16.
Obata, Y., Furusawa, Y., & Hase, K. 2015. Epigenetic modifications of the immune system in health and disease. Immunol.Cell Biol., 93(3): 226-232.
Pezzotti, P., Bellino, S., Prestinaci, F., Iacchini, S., Lucaroni, F., Camoni, L., Barbieri, M. M., Ricciardi, W., Stefanelli, P., & Rezza, G. 2018. The impact of immunization programs on 10 vaccine preventable diseases in Italy: 1900-2015. Vaccine, 36(11): 1435-1443.
Pickard, J. M., Zeng, M. Y., Caruso, R., & Nunez, G. 2017. Gut microbiota: Role in pathogen colonization, immune responses, and inflammatory disease. Immunol.Rev., 279(1): 70-89.
Rusek, P., Wala, M., Druszczynska, M., & Fol, M. 2018. Infectious Agents as Stimuli of Trained Innate Immunity. Int J Mol.Sci, 19(2).
van, B. M., Kretzschmar, M., Wallinga, J., O'Neill, P. D., Wichmann, O., & Hahne, S. 2010. Estimation of measles vaccine efficacy and critical vaccination coverage in a highly vaccinated population. J R.Soc.Interface, 7(52): 1537-1544.
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lunedì 8 ottobre 2018

Roberto Burioni smonta le bufale sui vaccini a Che tempo che fa ???

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Roberto Burioni smonta le bufale sui vaccini a Che tempo che fa ??? 

Come al solito i paragoni esilaranti del giullare della Glaxo non sono mancati!  

Invece ve la do io una bella notizia!!!

Vi informo che ieri sera la RAI ha intervistato da Fabio Fazio il "professor" Roberto Burioni detto (Bubu), pagandolo anche 15.000€.
Molti italiani trovano la cosa insopportabile! Ed hanno scritto a Marcello Foa per protesta.

Vi lascio con questo proverbio che dovrebbe farvi riflettere:
"Attacca l'asino dove vuole il padrone e, se si rompe il collo, suo danno."
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giovedì 4 ottobre 2018

Vaccini causano malattie autoimmuni e cancro. Lo studio scientifico della Dottoressa Theresa Deisher

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Uno studio recente sui vaccini, condotto nel 2015, porta il nome di una biologa molecolare, la dottoressa Theresa Deisher e porta il nome di “Epidemiologic And Molecular Relationship Between Vaccine Manufacture and Autismo Spectrum”.

NotizieOra.it

Studio non smentito

Uno studio che, allo stato attuale, non risulta smentito e che quindi mantiene la sua validità, lanciando un allarme tra le famiglie indecise sul da farsi relativamente alla vaccinazione dei propri figli. Allarme che, però, non è stato colto dai luminari scienziati che giornalmente vanno in Tv difendendo l’innocuità dei vaccini attraverso più dogmi di fede che effettiva conoscenza di tutte le ricerche svolte sull’argomento in questi anni.

I vaccini servono o non servono?

Non è questo il punto in questione, il problema è un altro: i vaccini sono stati effettivamente testati in modo da escludere qualsiasi relazione con lo sviluppo di malattie autoimmuni?
La risposta è altrettanto semplice e a portata di tutti: no. Basta informarsi sulle modalità con cui vengono svolte le analisi per testare gli effetti dei vaccini sulla salute dei bambini.
Infatti, l’osservazione sugli effetti dei vaccini avviene soltanto nelle prime ore e nei primi giorni successivi alla somministrazione e non in un arco di tempo molto lungo. E’ palese che le eventuali malattie autoimmuni che i vaccini potrebbero causare non si manifestano dopo poche ore dalla somministrazione o dopo qualche giorno.

Problema alluminio

E’ l’alluminio il maggiore indiziato per quanto riguarda i problemi di salute che i vaccini possono causare. Tanto che sono allo studio delle soluzioni diverse. Certo è che se la scienza con la S maiuscola cerca alternative all’alluminio come agente adiuvante qualche problema ci sarà. Anche se poco cambierà nel caso di soluzione del problema, dato che l’assoluta necessità di agenti adiuvanti per stimolare il funzionamento dei vaccini è fondamentale e rimarrà comunque causa di infiammazione che è possibile causa di reazione autoimmune.

Alluminio sì, ma anche materiale genetico

Altro elemento messo sotto accusa è la presenza di materiale DNA estraneo all’interno dei vaccini. Quali effetti hanno questi residui di DNA inoculata sulla salute umana?
Ricordiamo che i vaccini vengono prodotti in linee cellulari fetali umane ed è per questo che contengono alti livelli di contaminazione di DNA fetale.
Questi “residui” sono stati oggetto di studi da parte della biologa Deisher dimostrando che il DNA presente nei vaccini può portare ad una ricombinazione con il materiale genetico di chi accoglie il vaccino rendendolo più soggetto ad eventi cancerogeni e patologie autoimmuni.
Qui lo studio in questione.
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giovedì 27 settembre 2018

Studio: Esposizioni con radiazioni a basse dosi tramite scansioni ospedaliere e voli aerei prolungati sono legati all'aumento del rischio di cancro.

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Test genetici ad alta capacità hanno scoperto aumenti del rischio di cancro a seguito di radiazioni da voli aerei a lungo raggio e scansioni ospedaliere. 


Traduzione a cura di Scie Chimiche: Informazione Corretta.



Il rischio, le cellule staminali e la cinetica tissutale - Radiazione ionizzante (RISK-IR),il progetto che è finanziato dall'UE, sta studiando in che modo le radiazioni a basso dosaggio colpiscono le cellule staminali. 
Hanno trovato anomalie cellulari che erano correlate con più alti tassi di cancro più tardi nella vita dopo aver rintracciato migliaia di adulti che erano stati esposti a basse dosi di radiazioni durante la loro infanzia.




Dr. Simon Bouffler 
Il capo del progetto, il dott. Simon Bouffler della Public Health England, ha sottolineato che il collegamento stabilisce la correlazione piuttosto che la causa. 
Ha detto: 

"Stiamo osservando che dosi così basse come quelle fornite da alcune scansioni CT (a raggi X) possono già cambiare il modo in cui si comportano le cellule. La grande sfida consiste nel legare il legame esatto tra questi cambiamenti e il cancro ". 



Sebbene sia da lungo tempo creduto che le radiazioni ionizzanti non siano particolarmente rischiose quando somministrate a basse dosi si possono trovare in una tipica scansione odontoiatrica o a lungo raggio, una nuova tecnologia in grado di tenere sotto controllo l'attività cellulare in modo più dettagliato dipinge un'immagine diversa. 






Dr. Jan Christian Kaiser
Il Dr. Jan Christian Kaiser di Helmholtz Zentrum Munchen in Germania, che fa parte dei 20 centri di ricerca europei che partecipano al progetto EpiRadBio, ha affermato che la radiazione ionizzante danneggia il DNA e porta a mutazioni, ma non è ancora noto con precisione come tali mutazioni finiscano nel cancro . 



Come parte del progetto, il Dr. Kaiser e i suoi colleghi hanno analizzato campioni di cancro alla tiroide prelevati da oltre 100 ucraini che sono stati esposti alla pioggia radioattiva dell'incidente nucleare di Chernobyl. 

Queste persone hanno effettivamente avuto piccoli cambiamenti nel loro genoma, che probabilmente non sarebbero stati nemmeno rilevati con tecniche più vecchie.



In effetti, molti di questi individui avevano più copie di un gene noto come CLIP2 all'interno delle loro cellule. 

Questo alla fine potrebbe essere usato per sviluppare un test per il cancro indotto dalle radiazioni che può immediatamente scoprire quali bambini sono stati esposti all'indomani di un incidente nucleare e dare la priorità nell'indirizzare delle risorse. 



Le nuove tecniche consentono inoltre agli scienziati di esaminare parti del genoma umano che in precedenza erano considerate inutili. Il professor Michael Atkinson di Helmholtz Zentrum Munchen hanno detto: 


"Stiamo iniziando a comprendere che vaste porzioni del genoma umano che in precedenza si pensava fossero inattive possono modificare completamente le reazioni biologiche che avvengono all'interno delle nostre cellule". 



Questo sembra confermare le scoperte pubblicate negli Archivi di Medicina Interna questo ha dimostrato che le scansioni CT causano almeno 14.500 decessi e 29.000 casi di cancro negli Stati Uniti ogni anno. 



Uno studio separato presentato ad una riunione della Radiological Society of North America ha dimostrato che le radiazioni a basse dosi da mammografie annuali hanno aumentato significativamente il rischio di cancro al seno nelle donne che avevano una predisposizione genetica al cancro al seno.



Ridurre al minimo il rischio di radiazioni


Le persone che sono preoccupate per gli effetti dannosi delle radiazioni a basse dosi possono prendere diversi provvedimenti per mitigare il rischio. Prima di tutto, evitare test medici non necessari è un modo per ridurre l'esposizione. Assicurati di esaminare le alternative se il tuo medico ordina una scansione CT, per esempio, e accetti solo se è assolutamente cruciale. Mantenere i risultati del test per evitare di ripetere test inutilmente. Dovresti anche cercare di limitare il numero di voli aerei a lungo raggio che percorri utilizzando le traiettorie di volo che attraversano i poli terrestri. 

Due sostanze nutritive a base di mare (Spirulina e Clorella) hanno mostrato molte promesse nel proteggere le persone dalle radiazioni. 
Gli studi dimostrano che la spirulina può proteggere il corpo dalle radiazioni nocive e persino guarire i danni causati dalle radiazioni. 
La clorella è un altro super alimento potente che può legarsi a particelle radioattive e sciacquarle dal corpo di una persona e, come la spirulina , ha un effetto protettivo contro le radiazioni. 


Le fonti includono: 








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